Generale

Quarant’anni dai mondiali del 1982

Avevo undici anni ed ero cresciuto con l’idea che l’Italia era un po’ una nazione di serie B.

Era pericoloso viaggiare perchè mettevano le bombe nelle stazioni, gli aerei cadevano non si sa bene perchè e ogni tanto c’era qualche sparatoria nelle grandi città dove moriva qualcuno “per sbaglio”.

Anche i mondiali dell’ ’82 in Spagna erano cominciati con la stessa tiritera: la squadra è debole, non siamo capaci di organizzarci, i giocatori sono quelli sbagliati e via discorrendo.

Poi ci fu l’Argentina e poi il Brasile: il riscatto.

L’11 Luglio del 1982 era una giornata calda, qualcuno aveva stampato goliardicamente dei manifesti funebri che riportavano il decesso della “Germania” dopo 90 minuti di agonia e li vendeva per fare un po’ di soldi.

E poi la partita, il televisore “Mivar” a tubo catodico da 24 pollici con quell’azzurro “PAL” che si estendeva un po’ oltre la maglietta, appena sfocata, dei calciatori, il nonno con la canottiera e i pantaloncini vicino al balcone e io dietro il tavolo a tre metri di distanza dal televisore, perchè più vicino c’erano “le radiazioni”.

Il rigore sbagliato e la paura di ritornare alla realtà di un Paese in cui “non funziona nulla”.

E invece no, tutto filò liscio, compreso il corteo di auto con i clacson suonati istericamente, il treruote con tre bambini che sventolavano magliette verdi, bianche e rosse mentre stavano in piedi nel cassone posteriore in spregio delle più elementari norme di sicurezza e la cinquecento con il tettuccio apribile popolata da almeno sei persone che si sporgevano agitando improbabili drappi di tessuto indecifrabile.

Finalmente c’era qualcosa di cui anch’io potevo andare orgoglioso, mi sentivo anch’io un po’ Campione del Mondo e il mio idolo era lui: “Dino Zoff”. Poi, purtroppo, sono diventato grande.

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Aeolian Sailing – Il ritorno





Il ritorno: Filicudi – Termini Imerese

La settimana alle Eolie è purtroppo finita. Ripartiamo verso Termini Imerese intorno alle 8.00 di mattina per percorrere le 52 miglia ad una velocità di 6kts con arrivo previsto alle 16.30 circa.

Filicudi

In lontananza si staglia l’isola di Alicudi.

Alicudi

I delfini non potevano mancare.

Una volta a terra, i resti dell’acquedotto romano a Termini Imerese ci dicono che questa settimana alle Eolie è davvero finita.

Termini Imerese

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Aeolian Sailing – Filicudi (sesta tappa)

La sesta tappa: Filicudi

Lentamente ci spostiamo verso Ovest per ridurre il tratto finale di ritorno a Termini Imerese. Giriamo intorno a Strombolicchio prima di fare rotta verso Filicudi

Strombolicchio è un neck, ossia una spina vulcanica, costituita dal magma solidificato di un vulcano di 200.000 anni fa ormai non più esistente.


Giunti a Filicudi, passiamo a nord per goderci lo spettacolo di punta Zotta, dello scoglio La Canna e Montenassari, la grotta del bue marino prima di giungere a Pecorini a mare, dove abbiamo prenotato un gavitello.


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A Pecorini a mare, prendiamo il gavitello e scendiamo a terra per cenare e visitare questo vecchio borgo di pescatori. Ci delude un po’ la sua trasformazione turistica in luogo “alternativo” invaso da un numero significativo di “radical chic”.

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Aeolian Sailing – Stromboli (quinta tappa)

La quinta tappa: Stromboli

Da Vulcano a Stromboli con “stop over” a Lipari per rifornimento carburante (non si sa mai), ci mettiamo più o meno 4 ore per fare le circa 26 miglia che separano il porto di Lipari dall’isola di Stromboli.

Lo spettacolo che ci offre il vulcano, mentre ci avviciniamo a Stromboli è impressionante.

Anche di giorno, la sciara del fuoco è assolutamente mozzafiato.

In attesa della notte, per recarci nuovamente al largo della sciara del fuoco diamo un’occhiata all’altezza di Ficogrande dove ancoreremo per la notte. Il tempo è buono e la zona con fondali che vanno dai 6 ai 15 metri è ampia.

Al calar del Sole, salpiamo l’ancora per goderci lo spettacolo notturno delle eruzioni dello Stromboli.

A questo punto, possiamo tornare in prossimità del campo boe di Ficogrande per passare la notte.

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Aeolian Sailing – Vulcano (quarta tappa)

Da Panarea a Vulcano


La quarta tappa ci porta da Panarea a Vulcano, dove riusciamo a trovare posto al porto di Ponente, dove facciamo rifornimento di acqua e possiamo allontanarci tranquillamente per andare alla spiaggia delle acque calde e per la scalata al gran cratere.

La coda della perturbazione ci accompagna per tutto il tragitto da Panarea fino a Vulcano. Vento 15 – 20 kts, considerata l’esperienza dell’equipaggio, decido di ridurre la superficie del genoa in modo da evitare sbandamenti, specialmente sotto raffica. Giunti al porto di Levante, vento e onda da nord – nord ovest spariscono completamente.


Le terme di Vulcano sono chiuse, ma dalla spiaggia delle acque calde, scavando un po’ ho recuperato un po’ di fanghi per farmi una maschera facciale.


E finalmente ci facciamo la scalata al gran cratere di Vulcano

Climb to crater of Vulcano

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