{"id":2815,"date":"2024-08-10T12:38:05","date_gmt":"2024-08-10T10:38:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.claudioamorese.it\/?p=2815"},"modified":"2025-12-11T16:43:14","modified_gmt":"2025-12-11T15:43:14","slug":"il-provincialismo-dei-coratini-un-freno-allo-sviluppo-o-uno-strumento-di-resilienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.claudioamorese.it\/en\/il-provincialismo-dei-coratini-un-freno-allo-sviluppo-o-uno-strumento-di-resilienza\/","title":{"rendered":"Il provincialismo dei coratini: un freno allo sviluppo o uno strumento di resilienza?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2817 alignleft\" src=\"https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104-300x141.png\" alt=\"\" width=\"417\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104-300x141.png 300w, https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104-768x360.png 768w, https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104-640x300.png 640w, https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104-18x8.png 18w, https:\/\/www.claudioamorese.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Screenshot-2024-08-10-125104.png 923w\" sizes=\"auto, (max-width: 417px) 100vw, 417px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso della mia vita ho sempre rilevato, tra molti dei miei concittadini, una forte influenza della cultura del provincialismo, ossia quella mentalit\u00e0 e atteggiamento difensivo verso il cambiamento e la modernit\u00e0. Nel corso degli anni, pur mutando forma, questa attitudine \u00e8 rimasta presente nella nostra comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho iniziato a percepirlo negli anni Ottanta, quando ho sviluppato un minimo di senso critico. Il conservatorismo, il rifiuto del nuovo e la diffusione di stereotipi e pregiudizi erano largamente presenti tra la gente comune di mezza et\u00e0, con istruzione media, ma anche alta. Purtroppo, questa mentalit\u00e0 era diffusa anche tra molti insegnanti, dalle scuole elementari alle superiori, incluso il famoso Liceo Classico Oriani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La collocazione geografica della nostra citt\u00e0, lontana sia dai confini nazionali che dalle grandi citt\u00e0, e la scarsa propensione a viaggiare, soprattutto all\u2019estero, hanno contribuito a sviluppare e mantenere la cultura del provincialismo. La cronica debolezza della lira che rendeva estremamente costoso per una famiglia di ceto medio spostarsi fuori dai confini nazionali, quando ancora non esistevano le compagnie aeree low-cost era un\u2019ulteriore barriera per chi volesse viaggiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Coratini sono stati un popolo di emigranti ma non di viaggiatori. Il primo flusso migratorio si \u00e8 verificato tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo, a causa della difficile situazione agricola e della mancanza di lavoro. Le mete pi\u00f9 comuni erano le Americhe, in particolare Stati Uniti, Venezuela, Argentina e Brasile. La seconda ondata di emigrazione si \u00e8 avuta subito dopo la Seconda guerra mondiale, con destinazioni europee come Germania, Francia e Belgio oltre alle Americhe, come nel primo flusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri emigranti sono sempre stati grandi lavoratori. In Sud America, erano principalmente impiegati nel settore agricolo e delle infrastrutture, dove vi era una grande richiesta di manodopera e l\u2019immigrazione era incentivata, ad esempio, offrendo terre a titolo gratuito o a basso costo. In Venezuela, il flusso migratorio era guidato dalle opportunit\u00e0 economiche legate allo sviluppo industriale e alla ricchezza petrolifera. Negli Stati Uniti, la rapida industrializzazione e la crescita economica richiedevano una grande quantit\u00e0 di manodopera a cui gli Italiani, inclusi i Coratini hanno contribuito significativamente. La prima ondata migratoria negli Stati Uniti dur\u00f2 fino all&#8217;inizio del XX secolo, quando le politiche di immigrazione erano relativamente aperte. La Ellis Island Immigration Station, aperta nel 1892, divenne un importante punto di ingresso per milioni di immigrati. La seconda ondata verso gli Stati Uniti fu favorita dall\u2019Immigration and Nationality Act del 1965, che abol\u00ec le quote introdotte nel 1924 per limitare l\u2019immigrazione dall&#8217;Italia e da altri paesi dell&#8217;Europa meridionale e orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli italiani, inclusi i coratini, trovavano spesso lavoro in settori a bassa qualifica, come edilizia, ferrovie, miniere e fabbriche. Le condizioni di lavoro erano dure e i salari bassi. Gli italiani affrontarono discriminazione e pregiudizi, furono anche vittime di violenze come il linciaggio di 11 italiani a New Orleans nel 1891. Nonostante le difficolt\u00e0, lavorarono duramente per migliorare la loro situazione economica e sociale pur rimanendo spesso emarginati. Solo la seconda generazione di italo-americani inizi\u00f2 a integrarsi pienamente nella societ\u00e0 americana, ottenendo migliori opportunit\u00e0 educative e lavorative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Ottanta, l\u2019immagine degli emigranti che veniva trasmessa a noi adolescenti era quella romantica del ricco &#8220;Zio d\u2019America&#8221; o dell\u2019emigrante tornato in Italia con il suo gruzzoletto da investire che faceva una vita agiata rispetto agli standard medi. Anni di sacrifici, umiliazioni e povert\u00e0 venivano sottaciuti, forse per un pizzico di dignit\u00e0 e orgoglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni &#8217;80, inoltre, furono quelli della &#8220;Milano da Bere&#8221;, durante i quali Milano divenne il simbolo della crescita economica e del cambiamento sociale in Italia. La campagna pubblicitaria dell\u2019amaro Ramazzotti contribu\u00ec a promuovere uno stile di vita caratterizzato da ostentazione di lusso e mondanit\u00e0. I locali alla moda, le serate mondane e un generale senso di edonismo e successo erano percepiti come obiettivi impossibili da raggiungere in una realt\u00e0 provinciale come la nostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immagine dello &#8220;Zio d\u2019America&#8221; e quella dello yuppie della \u201cMilano da bere\u201d generarono negli adolescenti degli anni Ottanta una visione romantica e irrealistica di tutto ci\u00f2 che \u00e8 lontano, idealizzando questi luoghi remoti come simboli di progresso e modernit\u00e0. Questa immagine, tuttavia, era deformata dalla mancanza di conoscenza diretta delle condizioni di vita del luogo, dove la \u201cMilano da Bere\u201d che si vedeva in televisione era ben diversa dalla realt\u00e0 della maggioranza delle famiglie che doveva barcamenarsi fra affitti elevati, bollette e costo della vita elevato in generale per chi disponeva del modesto stipendio da lavoratore dipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato della somma del mito dell\u2019emigrante, dello yuppie, delle scarse opportunit\u00e0 di una terra inaridita da una politica clientelare, da una classe dirigente corrotta, da una struttura scolastica incapace di promuovere una cultura imprenditoriale foriera di crescita economica e generatrice di opportunit\u00e0 professionali e delle frustrazioni per gli insuccessi professionali e stato quello di trasformare la cultura del provincialismo in cultura dell\u2019esterofilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I figli degli adolescenti degli anni Ottanta, cresciuti a pane ed esterofilia, sono oggi i protagonisti dell\u2019emigrazione contemporanea. Questa nuova migrazione \u00e8 alimentata dal pregiudizio che nella propria citt\u00e0 di origine non funziona niente e non ci sono opportunit\u00e0. Anche i nuovi migranti, spesso, partono da provinciali, con poca esperienza di viaggio e con difficolt\u00e0 di integrazione nei paesi di destinazione. Tuttavia, a differenza dei migranti delle prime ondate, hanno una minore capacit\u00e0 di sopportare sacrifici e adattamenti, richiedendo spesso il supporto finanziario dei genitori rimasti a Corato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa degenerazione del provincialismo in esterofilia \u00e8 oggi un problema significativo per la nostra citt\u00e0 perch\u00e9 genera una perdita significativa di risorse umane spesso sottoutilizzate nei paesi di approdo. La scarsa propensione ad avviare iniziative imprenditoriali, la mancanza di fiducia in s\u00e9 stessi, di amore verso il paese di origine e la convinzione pregiudiziale di dover partire a tutti i costi sono i motori della migrazione contemporanea, che spinge i nostri giovani ad accettare spesso ruoli poco gratificanti, qualit\u00e0 della vita inferiore al paese di origine e l\u2019umiliazione di dover chiedere un aiuto economico ai propri genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, il provincialismo dei genitori degli adolescenti degli anni Ottanta aveva anche aspetti positivi: la conservazione delle tradizioni, il senso di appartenenza e solidariet\u00e0 verso la comunit\u00e0, l\u2019alta qualit\u00e0 della vita caratterizzata da poco stress, poco inquinamento, sicurezza e relazioni familiari pi\u00f9 strette. Aveva anche un impatto positivo sull\u2019economia locale, con una preferenza per le aziende e i negozi del luogo rispetto alle grandi corporazioni italiane o straniere. Da un punto di vista imprenditoriale, la reazione conservatrice al cambiamento, tipica dell\u2019atteggiamento provinciale, spesso impediva di commettere errori gravi o di prendere decisioni affrettate e pericolose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante i suoi aspetti positivi il provincialismo rappresenta sempre un limite al progresso culturale, sociale ed anche economico. Su questo aspetto Umberto Eco, nel suo libro \u201cLa cultura del provincialismo\u201d, \u00e8 estremamente chiaro e severo. La strategia che propone per superarlo prevede una maggiore apertura verso il mondo esterno e un impegno per il dialogo interculturale attraverso la promozione di un\u2019educazione che incoraggi una visione globale e l\u2019apertura verso altre culture, alimentando il dialogo e lo scambio di idee tra diverse comunit\u00e0. La visione totalmente negativa di Eco sul provincialismo, tuttavia, pu\u00f2 essere mitigata valorizzando alcuni aspetti del provincialismo che possono rappresentare uno strumento di resilienza in un&#8217;ottica di preservazione culturale, contribuendo in modo significativo al miglioramento della qualit\u00e0 della vita e della sostenibilit\u00e0 di una comunit\u00e0, bilanciando questi benefici con le opportunit\u00e0 offerte dalla modernizzazione e dalla globalizzazione.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso della mia vita ho sempre rilevato, tra molti dei miei concittadini, una forte influenza della cultura del provincialismo, ossia quella mentalit\u00e0 e atteggiamento difensivo verso il cambiamento e la modernit\u00e0. Nel corso degli anni, pur mutando forma, questa attitudine \u00e8 rimasta presente nella nostra comunit\u00e0. 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